Quando metti in colonna tanti "uno", ma tanti, non ti accorgi di cosa hai sommato, finchè non metti "uguale", tiri la linea e fai la somma.
E ti sorprendi, ti spaventi, leggendo quel numero così enorme.
...
Non ci si può sorprendere perchè abbiamo letto: 100 tutto d'un fiato, ieri, mentre sono anni che al 31 dicembre leggiamo mille, mille e cinquecento e distrattamente pensiamo ... no, non pensiamo niente.
Non ci si può sorprendere perchè ieri abbiamo VISTO materialmente, in fila su una banchina, cosa è quel numero cento.
E non ci si può sorprendere perchè quando le statistiche dicono: almeno altrettanti finiscono in mare prima e non li vediamo nemmeno arrivare, e dunque non riusciamo nemmeno a contarli, distrattamente pensiamo ... niente, pensiamo niente.
Non si possono piangere cento lacrime, ieri, una per ogni corpo allineato su una banchina di un porto, e non offrirne nemmeno una quando sulla banchina ne giace uno solo, di corpo. Un corpo senza nome, un corpo solo, solo anche nella morte.
...
L'emotività è inevitabile; la pietà mediatica, però, è orribile.
venerdì 4 ottobre 2013
giovedì 3 ottobre 2013
Pantomima già vista, soluzione già Letta.
Ma vaffanculo a tutti.
A tutti voi ed alla Democrazia Cristiana che ha vinto ancora una volta.
Chi esultava, ieri? Chi esulta, oggi?
Chi nel PD, chi nel PdL?
La legge elettorale. La solita bufala, l'ennesima truffa ad un popolo bue, idiota ed imbecille che sarà nuovamente felice di farsi prendere per il culo, di essersi fatto prendere per il culo, di prendersi da solo per il culo quando, varata la "nuova" legge elettorale, scongiurato il pericolo per la democrazia noto a tutti con il nome di Porcellum, quando saranno tornate le preferenze, torneranno/resteranno in Parlamento i Bindi, i Formigoni, i Casini, i Giovanardi, i Pisicchio ... e poi, probabilmente, tornerà Di Pietro, Ferrero, Ingroia, se proprio vogliamo esagerare possiamo anche rivedere Diliberto, ecc. (anche se questo dipende da cosa decideranno di spartirsi e con chi i vincitori di ieri).
L'unica, vera legge elettorale è quella scritta nella matita di ciascuno che entra nell'urna da elettore; l'unica legge elettorale è quella scritta nella coscienza di chi deicde CHI deve andare in parlamento a rappresnetarlo; l'unica legge elettorale è quella che fa decidere a chi va al seggio di entrare cittadino e uscire coglione, il solito coglione come l'altra volta e l'altra e l'altra ancora.
Viva, dunque, la nuova legge elettorale prossima ventura, che creerà un nuovo tecnicismo per contare i voti e farà entrare qualcuno o farà restare fuori qualcun altro.
Ed il popolo sarà contento. Di cosa non lo so, ma sarà contento.
Dice, ma quelli tipo D'Alema (e con Veltroni sempre in agguato, perchè finchè c'è Fazio, c'è speranza), che hanno deciso di non partecipare alle elezioni ma son lì a dirigere e comandare, a decidere chi deve essere il Presidente della Repubblica e chi no, che non si capisce se lo pagano o meno per stare dappertutto e spostarsi con auto più o meno blu ed autista. Cioè. magari quelli son soldi del partito e, beh, forse questo sposta il problema su un altro tema, il finanziamento pubblico dei partiti, che senza tutti 'sti soldi (a proposito: in che regime siamo? ancora al 100%? non esisteva un piano triennale di decurtazione delle somme del famigerato "rimborso"? che fine ha fatto?), col cazzo che vanno facendo i tour in auto, camper, treno, pullman ...
Vabbè, ero partito con la legge elettorale, son giunto al finanziamento pubblico ai partiti; se continuassi richierei di finire alle Fondazioni, alle banche, ... Non è il caso.
In questo paese che ispirò Cambronne, dove non si farà mai un cazzo. almeno facciamolo con calma.
A tutti voi ed alla Democrazia Cristiana che ha vinto ancora una volta.
Chi esultava, ieri? Chi esulta, oggi?
Chi nel PD, chi nel PdL?
La legge elettorale. La solita bufala, l'ennesima truffa ad un popolo bue, idiota ed imbecille che sarà nuovamente felice di farsi prendere per il culo, di essersi fatto prendere per il culo, di prendersi da solo per il culo quando, varata la "nuova" legge elettorale, scongiurato il pericolo per la democrazia noto a tutti con il nome di Porcellum, quando saranno tornate le preferenze, torneranno/resteranno in Parlamento i Bindi, i Formigoni, i Casini, i Giovanardi, i Pisicchio ... e poi, probabilmente, tornerà Di Pietro, Ferrero, Ingroia, se proprio vogliamo esagerare possiamo anche rivedere Diliberto, ecc. (anche se questo dipende da cosa decideranno di spartirsi e con chi i vincitori di ieri).
L'unica, vera legge elettorale è quella scritta nella matita di ciascuno che entra nell'urna da elettore; l'unica legge elettorale è quella scritta nella coscienza di chi deicde CHI deve andare in parlamento a rappresnetarlo; l'unica legge elettorale è quella che fa decidere a chi va al seggio di entrare cittadino e uscire coglione, il solito coglione come l'altra volta e l'altra e l'altra ancora.
Viva, dunque, la nuova legge elettorale prossima ventura, che creerà un nuovo tecnicismo per contare i voti e farà entrare qualcuno o farà restare fuori qualcun altro.
Ed il popolo sarà contento. Di cosa non lo so, ma sarà contento.
Dice, ma quelli tipo D'Alema (e con Veltroni sempre in agguato, perchè finchè c'è Fazio, c'è speranza), che hanno deciso di non partecipare alle elezioni ma son lì a dirigere e comandare, a decidere chi deve essere il Presidente della Repubblica e chi no, che non si capisce se lo pagano o meno per stare dappertutto e spostarsi con auto più o meno blu ed autista. Cioè. magari quelli son soldi del partito e, beh, forse questo sposta il problema su un altro tema, il finanziamento pubblico dei partiti, che senza tutti 'sti soldi (a proposito: in che regime siamo? ancora al 100%? non esisteva un piano triennale di decurtazione delle somme del famigerato "rimborso"? che fine ha fatto?), col cazzo che vanno facendo i tour in auto, camper, treno, pullman ...
Vabbè, ero partito con la legge elettorale, son giunto al finanziamento pubblico ai partiti; se continuassi richierei di finire alle Fondazioni, alle banche, ... Non è il caso.
In questo paese che ispirò Cambronne, dove non si farà mai un cazzo. almeno facciamolo con calma.
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domenica 23 giugno 2013
L'invidia è una brutta bestia
Possono mancare tante cose al paesello, ma motivi per mortificarsi e rendersi conto che il futuro è altrove, che qui c'è solo passato e stagnazione, beh, quelli non mancano e, sembra, non mancheranno mai per tanto e tanto tempo ancora.
Fra gli sport preferiti al paesello (a proposito, oltre a quelli inseriti nelle prove del Palio, potrebbe essere incluso anche questo: la corsa al: "Io l'ho detto prima"), c'è quello di stare a guardare ciò che fanno gli altri, ovviamente criticare a prescindere (ma non è esclusiva nostrana, va detto; al più qui si trovano le eccellenze), e soprattutto: boicottare, ostacolare, preferire uno scenario in cui io perdo mille, ma a te dieci non devo farteli guadagnare.
In questo al Paesello si è maestri.
Ma, come dicevo, l'arte sopraffina sta nel affannarsi a voler mettere a tutti i costi il sigillo su qualcosa che altri stanno portando avanti, puntualizzando però che "io l'avevo fatto-detto-pensato prima di te".
A nessuno interessa associarsi e operare insieme, fianco a fianco, quando la battaglia o l'intento è comune. Il concetto di operare "fianco a fianco", secondo la forma mentis vigente al paesello, presuppone il fatto, il rischio di essere secondi, subordinati; presuppone il fatto di non avere davanti a quello degli altri il proprio petto, su cui farsi appuntare la medaglia di cartone.
E così, sia pure sulle pagine (online) del mensile locale (in base ad una logica del tutto singolare), se un consigliere assente parla di un argomento, l'unico motivo per cui altri intervengono, non è per manifestare l'appoggio, la solidarietà e la disponibilità a combattere la stessa battaglia dalle finalità condivise, ma per affermare che "lui", "loro" di quella cosa ne parlavano già "prima".
Cercando di monopolizzare il tema, come fanno i cani quando pisciano su un albero per marcare il territorio, per dire: qui stavo io e ci stavo da prima di te.
A certa gente non interessa raggiungere l'obiettivo; a certa gente importa che siano stati loro i primi a accorgersi del problema, a parlarne, a portarlo avanti. E che se si risolve la cosa, è stato grazie a loro che "già da tempo", grazie a loro che "sono anni che ...".
Oddio, suscita ilarità leggere i simpatici buontemponi pentastellati che pensano di avere il monopolio e l'esclusiva della verità sulle cose, perchè "da due mesi" .... Da due mesi? Cioè, tu te ne vieni da dove te ne sei venuto "da due mesi" e pensi che il mondo sia iniziato allora, e che se uno porta avanti un problema (o presunto tale) della comunità, della collettività, deve venire a chiedere il permesso a te, a voi, di parlarne,perchè tu "da due mesi sul blog"?
Per non parlare di quegli altri che vivono da sempre nella frustrazione della "primogenitura" in maniera oramai cronica. Qualsiasi cosa, Loro, la Loro Città, ovviamente Democratica, ne aveva già parlato; ed inevitabilmente sono anni che lo fa.
No, l'arroganza di chi crede che il microcosmo del paesello ruoti intorno a Loro è veramente stucchevole e fastidiosa, ed ancor più lo diventa nel momento in cui questa arroganza si trasforma in invidia verso chi sta comunque portando (o anche solo provando a farlo) avanti un obiettivo.
Certa gente non si sofferma mai sulla sostanza dell'iniziativa; certa gente non si è mai posta il problema dell'opportunità di dire: "Ho letto che hai a cuore questo argomento; anche io me ne sono occupato: vogliamo unire le forze?"
No, MAI!
Certa gente al massimo ti ritiene un imbecille ritardato che è come al solito arrivato dopo, perchè come al solito lui, Loro, erano arrivati prima, e così rispunta fuori la primogenitura, quell'assurdo monopolio mentale (intellettuale è esagerato) secondo cui chi mette per primo il paletto comanda, e gli altri si accodino deferenti. Perchè io sono io e voi non siete un cazzo, come diceva il Marchese del Grillo.
Da qui al punto, il concetto, l'obiettivo di cui sopra, ossia: io perdo mille, la comunità perde diecimila, ma tu dieci non devi guadagnare, il passo è breve, brevissimo, immediato.
E così si va avanti al paesello.
Avanti ... indietro piuttosto. Perchè restare fermi mentre il mondo intorno cammina, corre, avanza, equivale a andare indietro. Ma voi, continuate pure a crogiolarvi nel vostro delirio di superiorità, nel pensare che il vostro giornale sia come il Corano per un integralista islamico, che siete solo voi in possesso della Verità, e che vi si deve deferenza perchè avete avuto anche la magnanimità e la generosità di rendere il Verbo a disposizione di tutti, al costo di 1,80euro al mese (o nella cassetta postale "aggratis").
Intanto siete responsabili di tanti progetti naufragati. E ne siete felici.
Non mi piace il Movimento 5 Stelle, non ne condivido i toni, i modie tante iniziative.
Ma una cosa buona l'ha detta Beppe Grillo: Vaffanculo.
Fra gli sport preferiti al paesello (a proposito, oltre a quelli inseriti nelle prove del Palio, potrebbe essere incluso anche questo: la corsa al: "Io l'ho detto prima"), c'è quello di stare a guardare ciò che fanno gli altri, ovviamente criticare a prescindere (ma non è esclusiva nostrana, va detto; al più qui si trovano le eccellenze), e soprattutto: boicottare, ostacolare, preferire uno scenario in cui io perdo mille, ma a te dieci non devo farteli guadagnare.
In questo al Paesello si è maestri.
Ma, come dicevo, l'arte sopraffina sta nel affannarsi a voler mettere a tutti i costi il sigillo su qualcosa che altri stanno portando avanti, puntualizzando però che "io l'avevo fatto-detto-pensato prima di te".
A nessuno interessa associarsi e operare insieme, fianco a fianco, quando la battaglia o l'intento è comune. Il concetto di operare "fianco a fianco", secondo la forma mentis vigente al paesello, presuppone il fatto, il rischio di essere secondi, subordinati; presuppone il fatto di non avere davanti a quello degli altri il proprio petto, su cui farsi appuntare la medaglia di cartone.
E così, sia pure sulle pagine (online) del mensile locale (in base ad una logica del tutto singolare), se un consigliere assente parla di un argomento, l'unico motivo per cui altri intervengono, non è per manifestare l'appoggio, la solidarietà e la disponibilità a combattere la stessa battaglia dalle finalità condivise, ma per affermare che "lui", "loro" di quella cosa ne parlavano già "prima".
Cercando di monopolizzare il tema, come fanno i cani quando pisciano su un albero per marcare il territorio, per dire: qui stavo io e ci stavo da prima di te.
A certa gente non interessa raggiungere l'obiettivo; a certa gente importa che siano stati loro i primi a accorgersi del problema, a parlarne, a portarlo avanti. E che se si risolve la cosa, è stato grazie a loro che "già da tempo", grazie a loro che "sono anni che ...".
Oddio, suscita ilarità leggere i simpatici buontemponi pentastellati che pensano di avere il monopolio e l'esclusiva della verità sulle cose, perchè "da due mesi" .... Da due mesi? Cioè, tu te ne vieni da dove te ne sei venuto "da due mesi" e pensi che il mondo sia iniziato allora, e che se uno porta avanti un problema (o presunto tale) della comunità, della collettività, deve venire a chiedere il permesso a te, a voi, di parlarne,perchè tu "da due mesi sul blog"?
Per non parlare di quegli altri che vivono da sempre nella frustrazione della "primogenitura" in maniera oramai cronica. Qualsiasi cosa, Loro, la Loro Città, ovviamente Democratica, ne aveva già parlato; ed inevitabilmente sono anni che lo fa.
No, l'arroganza di chi crede che il microcosmo del paesello ruoti intorno a Loro è veramente stucchevole e fastidiosa, ed ancor più lo diventa nel momento in cui questa arroganza si trasforma in invidia verso chi sta comunque portando (o anche solo provando a farlo) avanti un obiettivo.
Certa gente non si sofferma mai sulla sostanza dell'iniziativa; certa gente non si è mai posta il problema dell'opportunità di dire: "Ho letto che hai a cuore questo argomento; anche io me ne sono occupato: vogliamo unire le forze?"
No, MAI!
Certa gente al massimo ti ritiene un imbecille ritardato che è come al solito arrivato dopo, perchè come al solito lui, Loro, erano arrivati prima, e così rispunta fuori la primogenitura, quell'assurdo monopolio mentale (intellettuale è esagerato) secondo cui chi mette per primo il paletto comanda, e gli altri si accodino deferenti. Perchè io sono io e voi non siete un cazzo, come diceva il Marchese del Grillo.
Da qui al punto, il concetto, l'obiettivo di cui sopra, ossia: io perdo mille, la comunità perde diecimila, ma tu dieci non devi guadagnare, il passo è breve, brevissimo, immediato.
E così si va avanti al paesello.
Avanti ... indietro piuttosto. Perchè restare fermi mentre il mondo intorno cammina, corre, avanza, equivale a andare indietro. Ma voi, continuate pure a crogiolarvi nel vostro delirio di superiorità, nel pensare che il vostro giornale sia come il Corano per un integralista islamico, che siete solo voi in possesso della Verità, e che vi si deve deferenza perchè avete avuto anche la magnanimità e la generosità di rendere il Verbo a disposizione di tutti, al costo di 1,80euro al mese (o nella cassetta postale "aggratis").
Intanto siete responsabili di tanti progetti naufragati. E ne siete felici.
Non mi piace il Movimento 5 Stelle, non ne condivido i toni, i modie tante iniziative.
Ma una cosa buona l'ha detta Beppe Grillo: Vaffanculo.
mercoledì 8 maggio 2013
sandan'col
C'è solo un posto al mondo in cui si può celebrare un furto.
Dove si ricordano i ladri.
E dove se ne venerano le gesta.
Nostro Signore, nella sua infinità bontà, provò e riprovò, ma non ci fu nessuno sul calendario che si rendeva disponibile a fare da patrono a quella città.
"Nessuno accetta l'incarico ed io non posso costringere nessuno; ho domandato perfino a mio figlio, ma mi rendo conto che gli ho chiesto già troppo, e sinceramente non posso obbligarlo. Mi ha detto: 'papà, una croce per un giorno va bene, in mezzo a due ladroni e va bene; ma in croce per l'eternità in mezzo a tutt 'sti mariul' ... Mi dispiace, ma sono problemi vostri!"
... E così fu chiaro che bisognava vedersela da soli e l'unica maniera per risolvere il problema era mettere a frutto le proprie capacità, le proprie doti più spiccate. Bisognava andarselo a rubare un santo protettore.
E così, con la scusa di andare a fare due datteri, partirono nottetempo e si andarono a fregare le ossa di uno che era lì, murt e bbun, a Mira, che si stava facendo i fatti suoi in Turchia.
Grandi feste al loro ritorno, un furto con destrezza che nemmeno Ocean 11, 12 e 13 messi insieme; Diabolik e Lupin III misero il poster dei pescatori a capo del letto.
(che per fortuna che i due fucilieri ancora stavano facendo il CAR in quel periodo, se no magari stavano già in missione e gli andava male; meglio così, va').
In mezzo a tutto quel casino, fra scagliozzi, birre peroni, cozze e polpi crudi, il povero Nicola provò a parlare con il capo lassù, ma non ci fu verso.
Spazientito gridò: "Che palle!", ma gli spuntò il terzo testicolo. Fu così che allargò le braccia, sospirò e si rassegnò.
Dove si ricordano i ladri.
E dove se ne venerano le gesta.
Nostro Signore, nella sua infinità bontà, provò e riprovò, ma non ci fu nessuno sul calendario che si rendeva disponibile a fare da patrono a quella città.
"Nessuno accetta l'incarico ed io non posso costringere nessuno; ho domandato perfino a mio figlio, ma mi rendo conto che gli ho chiesto già troppo, e sinceramente non posso obbligarlo. Mi ha detto: 'papà, una croce per un giorno va bene, in mezzo a due ladroni e va bene; ma in croce per l'eternità in mezzo a tutt 'sti mariul' ... Mi dispiace, ma sono problemi vostri!"
... E così fu chiaro che bisognava vedersela da soli e l'unica maniera per risolvere il problema era mettere a frutto le proprie capacità, le proprie doti più spiccate. Bisognava andarselo a rubare un santo protettore.
E così, con la scusa di andare a fare due datteri, partirono nottetempo e si andarono a fregare le ossa di uno che era lì, murt e bbun, a Mira, che si stava facendo i fatti suoi in Turchia.
Grandi feste al loro ritorno, un furto con destrezza che nemmeno Ocean 11, 12 e 13 messi insieme; Diabolik e Lupin III misero il poster dei pescatori a capo del letto.
(che per fortuna che i due fucilieri ancora stavano facendo il CAR in quel periodo, se no magari stavano già in missione e gli andava male; meglio così, va').
In mezzo a tutto quel casino, fra scagliozzi, birre peroni, cozze e polpi crudi, il povero Nicola provò a parlare con il capo lassù, ma non ci fu verso.
Spazientito gridò: "Che palle!", ma gli spuntò il terzo testicolo. Fu così che allargò le braccia, sospirò e si rassegnò.
martedì 7 maggio 2013
Viva viva Zandegù ...
Premetto che sono contento che quest'anno il Giro d'Italia passa anzi: parte da Mola di Bari.
Sarà l'occasione di vedere un po' di movimento e di sano caos in questo paese sonnacchioso e lamentoso, diverso da quello insano del sabato sera e delle serate estive fatte di (hinterland)baresi conditi da fumi di polpo e "ghiumireddi" che appestano l'aria e ammorbano l'esistenza.
Sarà l'occasione di stare a sentire le lamentele di chi non capisce perchè tutto questo disagio, a cosa serve tutto ciò, mentre ci sono le strade con le buche ed i semafori che non funzionano e manca il lavoro. Qualcuno ha già avvistato le cavallette ed il mare tingersi di colore rosso.
E sarà l'occasione, spero, di poter passeggiare con il pupo e la signora in un'atmosfera che comunque sarà bello vivere. Per non parlare dell'adrenalina del giovane Luca che non vede l'ora di osservare da vicino i ciclisti e tutti quei colori e l'entusiasmo che solo la carovana del Giro d'Italia riesce a portare fra la gente e per le strade da ben 96 anni.
Sono ottimista del fatto che tutto andrà bene, che la famiglia Oltreoceano sarà lì incollata alla TV a cercare di vedere quei posti già conosciuti, tifando per los escarabajos e per il cameraman che chissà, forse con un po' di fortuna riesce perfino a riprendere proprio QUEL balcone di casa dove ci sarà "qualcuno" che si sbraccia per farsi riconoscere, in mezzo al rosa ed al tricolore giallo, blu e rosso.
...
Eppure ...
Eppure non capisco perchè il Giro d'Italia ...
Nel 2006 il Giro d'Italia inizia con ben 4 tappe in Belgio; nel 2010 prende il via con tre tappe in Olanda, nel 2012 addirittura comincia con 3 tappe in Danimarca e nel 2013 niente di meno che lo fanno partire da Napoli ...
Sarà l'occasione di vedere un po' di movimento e di sano caos in questo paese sonnacchioso e lamentoso, diverso da quello insano del sabato sera e delle serate estive fatte di (hinterland)baresi conditi da fumi di polpo e "ghiumireddi" che appestano l'aria e ammorbano l'esistenza.
Sarà l'occasione di stare a sentire le lamentele di chi non capisce perchè tutto questo disagio, a cosa serve tutto ciò, mentre ci sono le strade con le buche ed i semafori che non funzionano e manca il lavoro. Qualcuno ha già avvistato le cavallette ed il mare tingersi di colore rosso.
E sarà l'occasione, spero, di poter passeggiare con il pupo e la signora in un'atmosfera che comunque sarà bello vivere. Per non parlare dell'adrenalina del giovane Luca che non vede l'ora di osservare da vicino i ciclisti e tutti quei colori e l'entusiasmo che solo la carovana del Giro d'Italia riesce a portare fra la gente e per le strade da ben 96 anni.
Sono ottimista del fatto che tutto andrà bene, che la famiglia Oltreoceano sarà lì incollata alla TV a cercare di vedere quei posti già conosciuti, tifando per los escarabajos e per il cameraman che chissà, forse con un po' di fortuna riesce perfino a riprendere proprio QUEL balcone di casa dove ci sarà "qualcuno" che si sbraccia per farsi riconoscere, in mezzo al rosa ed al tricolore giallo, blu e rosso.
...
Eppure ...
Eppure non capisco perchè il Giro d'Italia ...
Nel 2006 il Giro d'Italia inizia con ben 4 tappe in Belgio; nel 2010 prende il via con tre tappe in Olanda, nel 2012 addirittura comincia con 3 tappe in Danimarca e nel 2013 niente di meno che lo fanno partire da Napoli ...
venerdì 26 aprile 2013
Le "sedie": vanto locale o bomba ignorata?
Se avete dati, imponete la chiusura cautelativa (preventiva o chiamatela come volete) dei pozzi a valle della discarica, altrimenti non sbandierate successi che non avete titolo di vantare.
E forse è arrivato il momento di disporre, di imporre il divieto alla vendita di tutti i prodotti commercializzati sulle "sedie": ortaggi, verdura, frutta dal produttore al consumatore senza il minimo controllo di provenienza, trattamenti e qualità.
Le "sedie"; vanto locale o bomba ignorata?
Se temete di essere sprangati per strada, lo capisco; ma le battaglie o si combattono seriamente, oppure servono solo a fare comizi elettorali.
No, perchè (a tutta scommessa) vale anche qui il ragionamento che si fa quando, mentre "altrove" accade una disgrazia a casua di una catastrofe "naturale", stando comodamente seduti in poltrona guardando in tv le immagini delle case crollate per un sisma, si dice: "E grazie, si costrusce senza criteri antisismici"; o se le case vengono travolte durante un alluvione, si commenta: "E per forza, quelli costruiscono in mezzo ai fiumi!".
Salvo poi, quando si impongono gli accertamenti e gli adeguamenti sismici agli edifici dove si vive, o si impedisce una edificazione in aree classificate a rischio idrogeologico, si reagisce stizziti e saccenti: "Tanto qui non è successo mai niente; è tranquillo!".
Ecco, scommetto che potrebbe accadere qualcosa del genere, al paesello, se qualcuno invocasse una misura del tipo che accennavo prima.
Chi fa la prima mossa?
E forse è arrivato il momento di disporre, di imporre il divieto alla vendita di tutti i prodotti commercializzati sulle "sedie": ortaggi, verdura, frutta dal produttore al consumatore senza il minimo controllo di provenienza, trattamenti e qualità.
Le "sedie"; vanto locale o bomba ignorata?
Se temete di essere sprangati per strada, lo capisco; ma le battaglie o si combattono seriamente, oppure servono solo a fare comizi elettorali.
No, perchè (a tutta scommessa) vale anche qui il ragionamento che si fa quando, mentre "altrove" accade una disgrazia a casua di una catastrofe "naturale", stando comodamente seduti in poltrona guardando in tv le immagini delle case crollate per un sisma, si dice: "E grazie, si costrusce senza criteri antisismici"; o se le case vengono travolte durante un alluvione, si commenta: "E per forza, quelli costruiscono in mezzo ai fiumi!".
Salvo poi, quando si impongono gli accertamenti e gli adeguamenti sismici agli edifici dove si vive, o si impedisce una edificazione in aree classificate a rischio idrogeologico, si reagisce stizziti e saccenti: "Tanto qui non è successo mai niente; è tranquillo!".
Ecco, scommetto che potrebbe accadere qualcosa del genere, al paesello, se qualcuno invocasse una misura del tipo che accennavo prima.
Chi fa la prima mossa?
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lunedì 8 aprile 2013
La colpa dei padri
Ha fatto impressione la forte contestazione in quel di Civitanova Marche alla neo presidentessa della Camera, Laura Boldrini. Per tutta una serie di ragioni.
Prima di tutto perchè l'on. Boldrini è, appunto, "neo" presidentessa. E comunque, carica istituzionale o meno, un volto che può a buona ragione dirsi "nuovo" rispetto ai soliti noti, alle solite facce (o, volendo estremizzare: ai soliti culi, vista la sete, la brama di poltrone che accomuna i professionisti della politica italiana). E poi perchè, se incarico istituzionale ha ricoperto Laura Boldrini, c'è quel ruolo di portavove dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati che, onestamente, a tutto farebbe pensare, fuori che ad un politico attento agli interessi privati, personali o di partito che siano.
A prima vista, dunque, quella che potrebbe definirsi "una persona per bene", Laura Boldrini.
Eppure, marchigiana fra marchigiani, è stata profondamente contestata, come qualsiasi altro politoco, politicante, faccendiere che si presenta distrattamente laddove il ruolo istituzionale impone.
Non è giusto, verrebbe da dire, non si può sempre e solo fare di tutt'erba un fascio, generalizzare, metter tutti sempre sullo stesso piano, solo perchè "politici".
La cerimonia funebre di due coniugi siucidatisi per un sistema ecnomico (finanziario?) perverso e cinico che mette sul lastrico la gente come se si trattasse di numeri, barrandoli dalla vita come facevamo da bambini alle elementari quando barravamo le decine che diventavano unità che si riportavano in colonna nelle addizioni, quando le barravamo perchè oramai avevano svolto la loro funzione. Numeri.
Due persone "normali", probabilmente, sicuramente gente "per bene". Brava gente. Eppure anonima, inutile. Inutile a chi vanta i risultati dell'ultimo anno e mezzo di governo come il mezzo miracolo che ha fatto si che l'Italia tornasse a risplendere sui tavoli dell'Europa che conta (cosa?), quell'Italia che è tornata a vantare prestigio internazionale, quell'Italia che è tornata ad essere "autorevole" e "rispettata".
Mi domando: su quali basi? Quali sono i parametri che determinano una autorevolezza, un prestigio? I conti in ordine? E come può la politica privilegiare solo il "cosa" e disinteressarsi del "come"?
Come può dirsi: autorevole e prestigiosa una nazione ed una classe politica che passa sulla pelle di famiglie, sul futuro dei giovani, sulla distruzione dei sacrifici di una vita dei pensionati, sulla vita di donne e uomini? Sui suicidi?
La "gente" si sente sempre più un numero, uno strumento e per giunta nelle mani di chi lo usa senza accortezza, senza "garbo", preoccupandosi solo di arrivare alla fine del lavoro.
Le istituzioni, in questi periodi di estrema difficoltà, si sono sempre più arroccate nell'autoreferenzialità, hanno ritenuto che "il bene comune" fosse quello per cui, alle riunioni a Bruxelles, il migliore fosse quello con l'abito migliore, senza mai chiedersi cosa, quanto ed a chi fosse costato confezionarlo, quell'abito.
Un po' come quando a qualcuno viene in mente di chiedersi se sia giusto che gli scintillanti palloni con cui si giocano i Mondiali, le divise che indossano i nostri idoli, siano cucite da bambini sfruttati derubati della loro infanzia, da uomini e donne sottopagati, e chiede agli stessi calciatori di indossare la maglia dell'UNICEF ed agli spettatori di inviare un sms a due euro per "aiutare". Perchè la coscienza con un paio di eruo magari non la si lava del tutto, ma se dobbiamo chiederci se anche il nostro smartphone che costa qualche centinaio di euro viene costruito da mani a un dollaro l'ora, allora non viviamo più!
Ma questo non è giusto, ed ancor meno lo è quando chi fa di conto si chiama "rappresentante del popolo" ma che il popolo non lo rappresenta: lo massacra.
Laura Boldrini non può, allora, avere, a titolo personale, alcuna ed in alcun modo la responsabilità di quelle morti, di quei due coniugi che si sono impiccati l'uno di fronte all'altro "per vergogna". Non la ha, questa pesante responsabilità.
Ma è l'Istituzione. E per quanto sia crudele, per quant possa apparire ingiusto, beh, lei rappresentava il peggio che questo paese sta dimostrando in questi anni: cinismo e sfrontatezza.
E allora, se da un lato a Laura Boldrini, alla portavove dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati Laura Boldrini manifesto la mia solidarietà per gli insulti presi, dall'altro mi associo anche io alla rabbia che le è stata vomitata addosso, agli improperi che Lei, in quanto Istituzione, in quanto Stato, ha ricevuto l'altro giorno a Civitanova Marche.
Non importa nulla a nessuno, ma fra quelle voci di insulto, c'erano anche le mie.
Prima di tutto perchè l'on. Boldrini è, appunto, "neo" presidentessa. E comunque, carica istituzionale o meno, un volto che può a buona ragione dirsi "nuovo" rispetto ai soliti noti, alle solite facce (o, volendo estremizzare: ai soliti culi, vista la sete, la brama di poltrone che accomuna i professionisti della politica italiana). E poi perchè, se incarico istituzionale ha ricoperto Laura Boldrini, c'è quel ruolo di portavove dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati che, onestamente, a tutto farebbe pensare, fuori che ad un politico attento agli interessi privati, personali o di partito che siano.
A prima vista, dunque, quella che potrebbe definirsi "una persona per bene", Laura Boldrini.
Eppure, marchigiana fra marchigiani, è stata profondamente contestata, come qualsiasi altro politoco, politicante, faccendiere che si presenta distrattamente laddove il ruolo istituzionale impone.
Non è giusto, verrebbe da dire, non si può sempre e solo fare di tutt'erba un fascio, generalizzare, metter tutti sempre sullo stesso piano, solo perchè "politici".
La cerimonia funebre di due coniugi siucidatisi per un sistema ecnomico (finanziario?) perverso e cinico che mette sul lastrico la gente come se si trattasse di numeri, barrandoli dalla vita come facevamo da bambini alle elementari quando barravamo le decine che diventavano unità che si riportavano in colonna nelle addizioni, quando le barravamo perchè oramai avevano svolto la loro funzione. Numeri.
Due persone "normali", probabilmente, sicuramente gente "per bene". Brava gente. Eppure anonima, inutile. Inutile a chi vanta i risultati dell'ultimo anno e mezzo di governo come il mezzo miracolo che ha fatto si che l'Italia tornasse a risplendere sui tavoli dell'Europa che conta (cosa?), quell'Italia che è tornata a vantare prestigio internazionale, quell'Italia che è tornata ad essere "autorevole" e "rispettata".
Mi domando: su quali basi? Quali sono i parametri che determinano una autorevolezza, un prestigio? I conti in ordine? E come può la politica privilegiare solo il "cosa" e disinteressarsi del "come"?
Come può dirsi: autorevole e prestigiosa una nazione ed una classe politica che passa sulla pelle di famiglie, sul futuro dei giovani, sulla distruzione dei sacrifici di una vita dei pensionati, sulla vita di donne e uomini? Sui suicidi?
La "gente" si sente sempre più un numero, uno strumento e per giunta nelle mani di chi lo usa senza accortezza, senza "garbo", preoccupandosi solo di arrivare alla fine del lavoro.
Le istituzioni, in questi periodi di estrema difficoltà, si sono sempre più arroccate nell'autoreferenzialità, hanno ritenuto che "il bene comune" fosse quello per cui, alle riunioni a Bruxelles, il migliore fosse quello con l'abito migliore, senza mai chiedersi cosa, quanto ed a chi fosse costato confezionarlo, quell'abito.
Un po' come quando a qualcuno viene in mente di chiedersi se sia giusto che gli scintillanti palloni con cui si giocano i Mondiali, le divise che indossano i nostri idoli, siano cucite da bambini sfruttati derubati della loro infanzia, da uomini e donne sottopagati, e chiede agli stessi calciatori di indossare la maglia dell'UNICEF ed agli spettatori di inviare un sms a due euro per "aiutare". Perchè la coscienza con un paio di eruo magari non la si lava del tutto, ma se dobbiamo chiederci se anche il nostro smartphone che costa qualche centinaio di euro viene costruito da mani a un dollaro l'ora, allora non viviamo più!
Ma questo non è giusto, ed ancor meno lo è quando chi fa di conto si chiama "rappresentante del popolo" ma che il popolo non lo rappresenta: lo massacra.
Laura Boldrini non può, allora, avere, a titolo personale, alcuna ed in alcun modo la responsabilità di quelle morti, di quei due coniugi che si sono impiccati l'uno di fronte all'altro "per vergogna". Non la ha, questa pesante responsabilità.
Ma è l'Istituzione. E per quanto sia crudele, per quant possa apparire ingiusto, beh, lei rappresentava il peggio che questo paese sta dimostrando in questi anni: cinismo e sfrontatezza.
E allora, se da un lato a Laura Boldrini, alla portavove dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati Laura Boldrini manifesto la mia solidarietà per gli insulti presi, dall'altro mi associo anche io alla rabbia che le è stata vomitata addosso, agli improperi che Lei, in quanto Istituzione, in quanto Stato, ha ricevuto l'altro giorno a Civitanova Marche.
Non importa nulla a nessuno, ma fra quelle voci di insulto, c'erano anche le mie.
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