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martedì 3 febbraio 2015

B***se di merda

Ok, d'accordo; oramai si vive nel terrore di dire una parola, una frase ed esere tacciati di razzismo. 
Anche se "lavorare come un negro" è un modo di dire che richiama le tristi epoche in cui nei nascenti Stati Uniti d'America esisteva il razzismo e lo sfruttamento. 
Anche se "lavorare come un negro" è un modo di dire che richiama la triste epoca attuale in cui le campagne italiane sono zeppe di ragazzi, uomini, donne, trattati e sfruttati come schiavi (non dico, a questo punto, come bestie, altrimenti lo sai gli animalisti?)
Io a questo giornalista non lo conosco, ma non riesco a trovarci razzismo in una frase che, semmai, è esagerata nella sostanza, perchè da che mondo è mondo, "fare il giornalista è sempre meglio che lavorare" (o è un insulto pure questo? Ai giornalisti o ai lavoratori, a questo punto fate voi).
Io, piuttosto,in questa strana storia, ci vedo uno squarcio di ipocrisia.
E no, perché: che cazzo c'entra scrivere in un titolo la parola "negro" con gli asterischi (n***o)? Ma che veramente? Siamo alla psicosi?

lunedì 1 settembre 2014

Noi (non) siamo razzisti

"Io non sono razzista, sono loro che sono ..."
Che sono cosa?
La figlia di Latorre ha tutti i motivi per lamentarsi del fatto che il padre stia ancora in India, vittima della sua mira, di un governo indiano più ridicolo di un film di Bollywood mal riuscito, di un governo italiano incapace a tutto.
Il problema, qui, è un altro e rimanda ad un altro tema: l'Italia è un paese razzista?
Come misuriamo il razzismo, il grado di intolleranza verso gli stranieri da parte degli italiani?
Difficile dirlo; difficile perchè ogni caso ha un suo meccanismo mentale, un percorso psicologico che porta alla relativa reazione.
Una cosa, però, è certa: non appena c'è la possibilità di associare un problema, una situazione di difficoltà, una condizione che ci causa malessere, ad una popolazione in cui il colore della pelle tende mediamente a tinte più oscure della nostra, allora scatta, infallibile ed inesorabile, l'insulto razzista, la reazione xenofoba, che si materializza verso un obiettivo che magari in quel momento non c'entra nulla (cosa c'entra l'india con gli immigrati in fuga da Siria, Ruanda, Sudan, ecc.; cosa c'entrano i bambini, cosa c'entrano i neonati?).
Difficile immaginare la figlia di un generico Latorre urlare contro gli immigrati o prendersela con il governo del proprio paese (di merda, parole sue, mica mie, eh?) nel caso in cui egli fosse trattenuto, chessò?, in Svizzera, in Austria, in Canada per avere sparato ed ucciso un paio di pescatori di trote o di salmoni a pesca lungo il Danubio o l'Ontario.
Invece, cosa scatta nella mente dell'italiano medio, di chi commenta questa notizia (non mi riferisco solo alla figlia di Latorre), di quelli che, per esempio, scrivono sui social network cose analoghe a quelle scritte dalla figlia del marò pugliese: "date i soldi agli immigrati e i marò marciscono in India"; "quelli ci tolgono il lavoro ed intanto i nostri ragazzi (?) sono lasciati soli", e via dicendo, quando c'è da urlare contro pigmenti "diversamente pallidi" ?
La risposta la conosciamo tutti.
Perchè, "Noi non siamo razzisti, sono loro ..."

martedì 23 ottobre 2012

1000 euro di bicarbonato

Se avessi voglia di incontrarLa, di parlarLe, Direttore, Le direi che probabilmente la insana pratica dell'abbandono di rifiuti nelle strade periferiche e nelle campagne è sempre esistita.
Forse dobbiamo cercare di capire se la pratica di abbandonare i rifiuti in maniera sconsiderata un po' dappertutto sia un fenomeno nuovo, recentemente comparso nella quotidianità locale, ovvero se ciò sia un tanto triste quanto consolidato modus operandi di tanti, tantissimi.
Ma se anche, per assurdociò fosse vero, non vedo comunque il nesso fra ciò che viene documentato con la macchina fotografica un po' dappertutto, oggi che si è avviata la raccolta differenziata al paesello e, appunto, la raccolta differenziata:
Ora, dunque: ammesso e non concesso che siano aumentati gli abbandoni incontrollati (ai limiti del pleonasmo) dei rifiuti, argomento realmente interessante e che andrebbe documentato semmai fosse reale: quale è (o quale sarebbe) il nesso fra "episodi di malcostume, di menefregismo e di mancato rispetto delle leggi e delle norme da parte dei nostri concittadini" e negligenze "della pubblica amministrazione e della Lombardi Ecologia"?
Ma lasciando a lei i rifiuti, Direttore, un'altra cosa.
In tutto ciò, cosa aggiunge all'articolo, al senso dell'articolo, quella fastidiosa maniera di etichettare i nomadi?
Se Lei, Direttore, ha voglia di chiamarli "zingari", li chiami "zingari", senza fare del banale e squallido umorismo grammaticale: "E’ l’area normalmente occupata dalle carovane di zingari (pardon, nomadi)". Che tristezza, Direttore. Che gli zingari Lei non li sopporta, appare chiaro; ma faccia a meno di fare dell'inutile sarcasmo con questi giochini da tema di terza elementare. "Zingari (pardon, nomadi)". Già in quarta la maestra ci suggeriva di evitare.
Se c'è un "terzo mondo", Direttore, forse è nella sua visione di etichettare le persone.
Ah, un'ultima domanda: ma quanto durano mille euro + IVA? 

lunedì 25 ottobre 2010

La democrazia del razzismo

Insomma, non c'è che dire. Il fenomeno del razzismo e dell'intolleranza, non hanno confini. Il pregiudizio, basato su fattori etnici, sul colore dlela pelle, sull'estrazione sociale, è un fenomeno che pervade l'umanità e l'uomo lo ha sempre diligentemente coltivato da che esiste sulla faccia della terra (a parte Adamo ed Eva, che loro avevano altri tipi di problemi, dal giardinaggio al bullismo filiare).
L'Italia (che pure non è un paese "razzista"; non è che succede un caso di razzismo a ... chessò ... Palermo e d'incanto Palermo diventa razzista) non è immune dal fenomeno, ovviamente. ma sarebbe realmente interessante capire in che termini effetivamente la popolazione italiana sia intollerante o razzista, e come cambino questi atteggiamenti nel tempo, al cambiare delle condizioni sociali.
Quando si è ricchi e quando ci si sta impoverendo; quando si è popolo di emigranti o se lo si è stati nel passato; quando sono i figli dei vicini che sposano i negri o se è a nostra figlia che viene la balzana idea; quando Luxuria vince l'Isola dei Famosi o quando è la maestra dei nostri bambini ad essere trans.
Che poi, forse, il problema non è solo italiano. Anzi, eliminerei il forse.
Certo, ci sarebbe da domandarsi come mai si da così grande importanza se un romano ammazza (preterintenzionalmente, secondo me) una donna rumena a pugni o se è una ragazza rumena che ammazza (preterintenzionalmente, secondo me) una ragazza romana con un ombrellata in metropolitana, mentre alla protesta di centinaia di africani sfruttati nelle campagne della Campania o chissà dove, si da giusto la notizia e una simbolica pacca sulla spalla di ognuno di loro. Diverso è il discorso del cazzottone del calciatore Mutu al cameriere. Qui interviene la popolarità dell'aggressore a fare la differenza.
Ma ... chissà se qualcuno si soffermerà sul fatto che ci sarebbe stato del razzismo in tutto ciò.
Perchè secondo Mutu si, tutto è nato dal razzismo.
Certo, da un lato fa specie pensare che un cameriere kosovaro manifesti razzismo verso una star rumena. Dall'altro risaltano le parole dell'allenatore viola Mihajlovic: "Adrian è stato dieci mesi fuori e bisogna capirlo". Minchia bisogna capirlo. E se fosse stato fuori due anni, che cosa avrebbe potuto fare? Sparare ai presenti con un mitra? Se i ciclisti facessero come Mutu, avremmo risolto i problemi di sovraffollamento del Pianeta.
Poi a uno vengono i cattivi pensieri. E comincia a pensare alla nazionalità del tecnico della Fiorentina.
PS - che poi, va bene essere addolorati, va bene essere pentiti per ciò che si è fatto; va bene essere dispiaciuti per: la proprietà, la società, lo staff tecnico, i compagni, la tifoseria ... e che cacchio, per quel ragazzo preso a cazzotti in faccia no? Per fortuna che quel genio premio Nobel della pace di Mihajlovic ha espresso sentimenti di fratellanza invitando il "cameriere coinvolto" a vedere una partita della Fiorentina ... che culo!

mercoledì 2 dicembre 2009

Insulta gli zingari, e nessuno ti squalificherà il campo!

Non bastava la sbornia di amenità del dopo Francia - Irlanda, che alemno avevano l'alibi del "commento a caldo".
A quanto pare, a freddo se ne dicono di anche più ridicole.
L'Irlanda avrebbe voluto, vorrebbe, partecipare come trentatreesima squadra.
E la Francia verrebbe retrocessa dalla lista delle teste di serie perchè ha segnato un gol, convalidato, pur se scaturito da una azione irregolare.
Manca che l'Inghilterra chieda che l'Argentina parta con tre punti di penalizzazione per via del gol di Maradona, e stiamo a posto.
Intanto in Italia ci accontentiamo della polemica sui cori razzisti.
Zoro starà crepando di invidia. Ma come, a lui non se lo caga di striscio proprio nessuno? Proprio lui che, stanco dei cori razzisti dei tifosi interisti che lo bersagliavano continuamente, fece un gesto clamoroso: prese il pallone con le mani interromnedo il gioco in segno di protesta, ma venne circondato dai giocatori nerazzurri (Adriano su tutti) che gli dicevano di non fare cazzate e di continuare a giocare ...
Corsi e ricorsi storici.
Ora ci ci ricorda tutti che allo stadio bisogna essere bravi, buoni e garbati.
Così, se in una partita di serie C2 qualche africano viene insultato continuamente, a tutta scommessa nessuno si sogna di interrompere il gioco, figuriamoci di minacciare l'abbandono del campo. Ma se il bersaglio degli sfottò è Balotelli, si spalancano le porte della mala coscienza colonialista italica.
Eppure ... qualcuno si sarà reso conto di cosa accade sugli spalti quando (ad esempio) a Verona gioca il Napoli. Cori antimeridionali che si sprecano, si insulta una intera popolazione, così come ad ogni giocatore dal cognome ebraico, il massimo della la gentilezza tutt'al più è promettere che il forno a cui sono destinati questi giocatori è ventilato e con il termostato.
Per non parlare di Mutu, che in piena emergenza ROM in Italia, quando sembrava che gli unici a fare furti, commettere stupri ed omicidi in Italia fossero i rumeni o i ROM, veniva fatto oggetto di insulti non proprio dettati da spirito di fratellanza umanitaria.
Sabato sembra che l'attenzione dei media dovrà essere più verso gli spalti e i cori da lì provenienti che non verso il rettangolo di gioco.
Mourinho, che avrà magari tutti i difetti ma non quello di essere coglione, l'ha detto chiaramente: lui la squadra non la ritira perchè sarebbe partita persa. perchè questo è il regolamento e il regolamento va rispettato.
Mica Moratti, oltre ad avere avuto in regalo alcuni scudetti e la eliminazione scientifica delle sue concorrenti, vorrà pretendere dalla Federazione di farsi le regole a sua immagine e somiglianza quando gioca la sua Inter!

martedì 21 luglio 2009

E adesso prova tu a camminare un po' ...

L'ATM dovrà agire, finalmente, secondo le norme della Repubblica italiana, fondata sul lavoro e non sulle etnie.
Il Regio Decreto del '31, evidentemente, non vale più. O per lo meno , va letto in un'ottica nuova, moderna, rispondente alle esigenze di una società che è cambiata e ancora cambia.
Anni fa Rosa Parks camminava per protesta e boicottava gli autobus su cui si manifestava la discriminazione di donne e uomini per il solo colore della pelle.
Ora, caro Salvini, se proprio non è d'accordo, cominci a camminare un po' lei, se proprio si sente "discriminato".
Scarpe comode, mi raccomando. Tanto, di qualunque marca le compri, sicuramente saranno made in China.

mercoledì 22 aprile 2009

Il cervello ... e dintorni

I cori di una grande porzione di spettatori juventini contro Balotelli dimostrano che gli studi sul cervello umano hanno ancora molto cammino da compiere.
Da triste corollario ci sono le sorprese di gran parte del modo del giornalismo, che non chiarisce perchè non argomentò con pari vigore, quando Zoro, il calciatore del Catania, prese il pallone fra le mani stanco degli insulti dei tifosi dell'Inter (toh, l'Inter di Moratti).
Non si capisce perchè Moratti oggi dice che avrebbe, se fosse stato a Torino sabato scorso, ritirato la squadra per protesta, ma non lo pensò nemmeno lontanamente in quel pomeriggio di infamia, il 27 novembre 2005 a Catania.
Ranieri, invece, poveraccio, non ha sentito nulla.
Albertini dichiara che i calciatori dovrebbero fare qualcosa. Cosa? Mettersi la solita maglietta ad inizio partita (con fischio di inizio rimandato di 5', misura drastica contro il razzismo? Brrrr! Che paura!).
Eppure quel pomeriggio furono proprio i colleghi di Zoro, sponda interista, Adriano in testa, che dicevano a Zoro di non fare cazzate, di lasciare il pallone perchè se se ne volava andare, che lo facesse pure, ma lasciasse gli altri liberi di continuare la partita.
E poi, i tifosi juventini che dopo avere avuto come idolo Ibra, oggi si accorgono che era uno zingaro di merda (trattamento riservato anche a Mutu, perchè le frontiere vanno abolite).
Quei tifosi juventini, torinesi doc (Denominazione Origine Campana) che dopo aver detto di tutto al "negro" ed allo zingaro, magari saltellano urlando terroni terroni quando la Reggina va a Torino ...
...
In tutto questo squallore che lo sport generosamente ci regala, ci sono da fare gli Auguri.
Con il rispetto che si deve a una donna il cui cognome dice tutto; perchè il destino non è un caso, ed il giorno del suo compleanno più significativo cade in una data a metà fra i deliri di un pericoloso leader e la ricorrenza che segna la fine di un incubo per un intero popolo.
E dunque, in anticipo e senza tornarci sopra, perchè ricordo ancora con tristezza le polemiche ed i malintesi dello scorso anno: buon 25 aprile a tutti.

giovedì 19 febbraio 2009

Per qualche pesetas in più

Non saranno certo pochi mesi che faranno dimenticare le veementi parole della ministro spagnola De la Vega sulle norme razziste e xenofobe che già dal maggio 2008 si stavano sviluppando in Italia. Se l'Europa non è, nelle menti di molti, una entità astratta, è giusto che ci siano critiche dai paesi esteri con i quali si condividono non solo storia e cultura, ma anche economia, leggi, e tanto altro ancora.
Non penso, però, che si senta il bisogno di simili lezioni e rimostranze da luoghi (pulpito sconnesso e pericolante) dai quali traboccano storie non propriamente esaltanti. Con tanto di tariffario, numero di obiettivi e selezione etnica (e se non è chiaro lo scritto, c'è l'audio). Se le italiche ronde civili (...) sono razzismo, come definire quelle direttamente in divisa, con tanto di taglia in base alla presunta pericolosità? Wanted.
...
Intanto in USA qualcuno ha pensato bene di smantellare un po' di quel sano ottimismo che fece dire addirittura a qualcuno che, finalmente, con Obama si completava il percorso iniziato da Lincoln. Ne uccide più la penna ... anzi: la matita.

giovedì 14 agosto 2008

Roma, Perù

Capita. E quando capita uno si incazza.
Ma il rischio è che qualcuno ci speculi sopra. Ed allora ci si incazza ancor più.