sabato 7 maggio 2011

Un nome è per sempre

Aprì, oramai tanti anni fa, in Piazza XX settembre (il nucleo del paesello) un supermercato. Il nome: all'epoca le catene non erano così dominanti nella distribuzione alimentare ed ogni negozio e supermercato aveva il proprio. Quello in piazza si chimava: Il Coccodrillo. Son cambiate le getsioni, le reti di distribuzione, aperture, chiusure: Sigma, Sidis, Dok, Dico ... resta sempre: Il Coccodrillo.
Un po' come l'euro: i conti, alla fin fine, continuiamo a farli in lire.
E così, quando qualcuno dice: vai al Sigma in Via Toti, l'altro risponde: non è Sidis? vabbè, il Jolly! Ahhh! Il Jolly ... e non potevi dirlo prima?
Qualcuno vi ha mai invitato a prendere un caffè al Bar Milano? Resterà per sempre il Bar Viola.
Ma gli esempi si sprecano: in Via Torricelli qualcuno più vecchietto come me (...) quella pizzeria la chiama: Il Gallo d'Oro, altri meno afflitti dal decorso degli anni ricordano: La Vela Azzurra. Chi sa come si chiama, oggi, quella pizzeria?
Meglio la mitica Pizzeria Stella: l'unico cambiamento è che adesso fa anche i panzerotti fritti; prima, solo al forno.
...
Cambia gestione il bar che è stato, fra gli altri, di Cesarino e Franco Palumbo: nuovi proprietari, cambio radicale e definitivo per una attività che quasi identifica una piazza: dicono che cambierà anche il nome (dopo 45 anni cambia nome).
E però io ho una certezza: passeranno gli anni, ma l'appuntamento, la mattina, prima di iniziare la giornata di lavoro, sarà sempre lì: per prendere un caffè al Bar Moderno.

domenica 1 maggio 2011

sabato 2 aprile 2011

La vera storia della dichiarazione di una guerra mai combattuta

Non tutti sanno che, nel 1940, l'Italia, alleata con il Giappone, dichiarò guerra anche alla Cina. In realtà su quel fronte non si combattè mai.
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L' ITALIA DICHIARA GUERRA ALLA CINA Dopo avere consultato il proprio Stato Maggiore, Mussolini inviò un messaggio alla Repubblica Popolare Cinese: “Cinesi di merda, maledetti musi gialli e occhi abbottati, figli di puttana: vi dichiariamo guerra; abbiamo 105 carri armati, 47 aerei operativi, 4 navi e 5.221 soldati.
I cinesi risposero: Blutti figli di puttana, bastaldi e chitemmult, mangia spaghetti a tladimento, meldoc'n, mammoni, piagnoni, alloganti mangiamelda. Liceviamo ed accettiamo senza ploblemi nè esitazioni la vostla dichialazione di guella; abbiamo 180.000 calli almati, 18.000 aelei, 7900 navi e 25 milioni di soldati”.
Lo Stato Maggiore italiano rispose: “Ritiriamo la dichiarazione di guerra. Non abbiamo sufficiente cibo per alimentare tanti prigionieri”.
(Liberamente tradotto da: ciudadanodelmundo.espacioblog.com)

lunedì 14 marzo 2011

Prima che sia troppo tardi



Quel bimbo con le mani alzate, non so perchè, ma mi ha fatto venire in mente quel ragazzino ebreo terrorizzato mentre veniva portato via dai nazisti.
Non so perchè.
O forse ... chissà, c'è un tragico, terribile nesso fra la sciagura del nazismo, sottostimata dall'inerzia mentale dell'uomo, e il rischio nucleare che ha come ultima tappa la distruzione del genere umano.
Fermiamoci a riflettere prima che l'orrore ci abbia definitivamente sepolto.

(Ringrazio Frisbee per l'invito alla riflessione)

giovedì 24 febbraio 2011

Dove osano gli avvoltoi

Ieri, di buonissima ora, nell'ascoltare i tg della mattina, spiccava la notizia di ulteriori arresti nella triste, tristissima vicenda senza fine dell'omicidio di Sarah Scazzi.
Il vs blogger preferito ricordò che la realtà supera sempre la fantasia, ma pensò anche che una battutaccia non dovrebbe avere rivali, in tal senso.
Sulla palestra di buontemponi a fasi alterne che è facebook, solo lunedì apparve un commentino che faceva, più o meno, così: "Stasera a Porta a Porta, il plastico della tenda di Gheddafi". In effetti non ci fu alcun plastico, da Bruno Vespa: solo il padrone di casa che, con una bacchetta, si arrampicava sul megaschermo (su cui comparivano, alternativamente, le cartine della Libia, del Maghreb e di tutta la fascia dal Marocco all'Iran con tanti pallini colorati per indicare dove la situazione era più pericolosa) per indicare qualcosa.
Mi domandavo se non sarebbe stato meglio piazzare una immagine meno ingigantita, per evitare troppi sforzi al bravo presentatore.
Su Canale 5, Matrix seguiva a ruota, mentre l'Infedele preferiva proseguire con gli anatemi antiberlusconiani.
Mercoledì, invece, la tragedia nordafricana aveva già stufato i rais di seconda serata.
Era bastata la notizia di altri due arresti ad Avetrana per fare passare nuovamente in primo piano la tragica morte di una ragazzina, plastico compreso, rispetto alla tragedia di una guerra civile a poche bracciate da casa nostra.
E su canale 5, Matrix seguiva a ruota.
Lo zapping regalava, impietoso, il faccione di Rutelli che, su Rai Tre - Linea notte, ne diceva talmente tante (mancava che dicesse: but plis, visit Libia) che alla fine quasi sembrava che Gheddafi fosse più colpevole per avere avuto quel zozzone di Berlusconi come amico che non di essere responsabile di chissà quanti morti, di cui quelli di questi giorni sono solo gli ultimi di un lungo elenco.
Certo che alcuni (come si dice da queste parti) le mazzate se le tirano. Al monetinaro Rutelli forse sfugge che la memoria è una brutta bestia: "accdit i vicchj, p'cche sap'n i fatt". E dove non arriva la memoria dei vecchi, arriva internet. Che, benedetto strumento, così come aiuta a ricordare che alla corte di Craxi erano in tanti, così nella tenda di Gheddafi si alternò più di un potente.
Non era, invece, compito suo (forse poteva esserlo della compagna Berlinguer?) chiedersi come mai il leader su un'isola del centro-America, continua a preferire ed appoggiare Gheddafi; che il delirio del leader libico è assai, ma pure nonno Fidel sembra abbastanza in forma ... Forse sarà meglio domandare un illuminato parere a Gianni Minà, a Fausto Bertinotti ...
Poi uno scopre che su La7 non si vive di solo Lerner.
Certo, ci sono gli sviluppi dell'omicidio di Avetrana, l'evoluzione della rivolta in Libia, le ennesime dichiarazioni del mondo-Ruby: l'attualità; eppure non calzava affatto male, ieri, un tuffo nel passato. Non foss'altro per ricordare che è tanto brutto quanto utile scoprire che le infamie esistono perchè ci sono gli infami che le commettono.
E che, forse, meriterebbe una maggiore riflessione interrogarsi sulla verginità intellettuale dei moralizzatori di oggi: Giorgio Bocca, Eugenio Scalfari, gli editoriali di Repubblica, Indro Montanelli ... Ma come: Indro Montanelli? Pure lui? Già pure lui ...
Sono passati tanti anni da quelle elezioni europee, quando tornai a casa, orgoglioso e mai pentito, per avere scritto, a fianco del simbolo del Partito Radicale, il nome: Enzo Tortora.
...
Nel frattempo, gli avvoltoi continuano a volteggiare sul cadavere di Sarah Scazzi.

venerdì 18 febbraio 2011

Ridateci la marcetta

Tanti e tanti anni fa, l'Italia del tennis schierava una nazionale che in Coppa Davis metteva paura a potenze quali la Svezia, gli Usa, l'Australia; era il periodo in cui la maglia azzurra (erano sponsorizzate anche allora, le divise, ma almeno erano "uniformi" e non carnevalate) la indossavano atleti che si chiamavano: Panatta, Bertolucci, Barazzutti, Zugarelli ...
Era il periodo in cui l'Italia andava nel Cile di Pinochet e gli rovinava la festa, ai generali, come non seppero fare gli olandesi in Argentina.
L'Italia che raccoglieva magre figure da artisti della racchetta come Panatta e Bertolucci ma che, proprio perchè artisti, andavano a Montecarlo e vincevano il doppio contro la coppia McEnroe - Fleming.
Era l'Italia che andava a giocarsi la finale di Coppa Davis negli Usa raccattando un misero 5-0, senza (se non ricordo male) nemmeno un set. Ma era un'Italia orgogliosa che, pronostici contro, come suol dirsi "se la giocava". E quella finale, di quel lontano 1979, era realmente a pronostico chiuso; chissà a quanto davano (se mai la davano) l'Italia vincente..
Il cerimoniale prevede che, prima del primo incontro, a centro campo si schierino le due squadre, e si trasmettano gli inni nazionali. sembrava di vedere le pubblicità dei Gratta e Vinci: "Ti piace vincere facile?". A Barazzutti, dopo, fu chiesto: "Con che spirito affrontavate questa finale? Cosa vi passava per la testa prima del match?". La risposta fu più o meno questa: "Sapevamo che avevamo i pronostici contro e certamente non ci facevamo illusioni. Poi, quando partirono le prime note dell'Inno di Mameli, quella musichetta ci mise allegria, ci dette coraggio ed ottimismo e ci dicemmo: ma si dai! Giochiamocela, come va, va!"
Sentii quelle parole e mi vennero in mente gli inni nazionali di quelle nazioni sventurate tipo Bulgaria, Romania, URSS, DDR che sembravano (e sembrano) inni al suicidio di massa ...
"In effetti", pensai e ne parlavo con Alberto, il mio amico tennista, "almeno in questo siamo un popolo fortunato; il nostro inno mette allegria, è simpatico, sarà pure una marcetta con un testo strano e magari anacronistico, però ... dai, ti mette ottimismo ... non quelle cose mosce e noiose ... CHE PALLE!!!"
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Poi, ieri, la terza serata della 61-esima edizione del Festival di Sanremo ...

mercoledì 16 febbraio 2011

Il sesso dei giudici

Il sesso dei giudici dovrebbe essere come quello degli angeli. Non dovrebbero avere sesso, i giudici. Non dovrebbero avere sesso questi uomini e donne, questi rappresentanti dello Stato, quando indossano la loro brava toga e presiedono un processo.
...
Ovviamente, visto che ci si trova a vivere in Italia nell'anno 17 d.B., questo non è vero. Non deve essere vero. Non si vuole che sia vero.
La notizia che il Presidente del Consiglio sarà giudicato con rito immediato, udienza convocata il 6 aprile, è stata affiancata dalla non-notizia che a giudicare Berlusconi saranno tre donne.
Enfasi.
Ma perchè?
La Legge è uguale per tutti. Questa frase (distorta in un modo totalmente idiota con la appendice senza senso: "ma per qualcuno è più uguale che per altri", che a leggerla con attenzione è una vera e propria minchiata; e come tutte le minchiate fa presa su molti) è presente in tutti i tribunali d'Italia e dovrebbe essere la garanzia che chiunque, di fronte a un tribunale, deve sentirsi tranquillo almeno del fatto che esiste "la legge", e che in virtù di essa, proprio come la morte nella livella di Totò, almeno per un po' ricco o povero, saggio o stolto che tu sia, sei uguale di fronte alla legge, di fronte allo Stato. Stato che è rappresentato dai giudici.
Che applicano la legge. Talora, la interpretano.
Ecco, questa è una cosa probabilmente meno idiota della faccenda del "più uguale". Si dice: "la legge ai nemici si applica, per gli amici si interpreta".
Questo senso di soddisfazione che mi è parso aleggiare in larga parte dell'opinione pubblica nell'apprendere che "a giudicare Berlusconi sono state chiamate tre donne", la dice lunga su due cose:
1 - la legge è uguale per tutti, ma la giustizia no;
2 - la speranza che questa non uguaglianza della giustizia nel giudicare l'imputato Berlusconi per alcuni ricade nel sesso dei giudici.
L'ipocrisia di chi, prima di un processo, dice: bisogna avere fiducia nella giustizia, si è dissolta come nebbia al sole nel momento in cui è apparso il sesso dei giudici.
L'avere sottolineato questo aspetto evidenzia come ci si aspetti che una vicenda processuale debba essere vista non con gli occhi di chi vede i fatti, li analizza e arriva ad una conseguente sentenza, ma con gli occhi di una donna che vede un ricco vecchio porco che tromba come tanti sognerebbero di fare con ragazze che a lui volontariamente si offrono, non avendo mai voluto intraprendere l'ardua strada dello studio e del lavoro ma la scorciatoia della camera da letto e del proprio avvenente corpo; e che per questo ci si deve indignare (Repubblica dixit).
Non va bene.
Se la sentenza dovesse essere realmente condizionata dal sesso dei giudici, sarebbe veramente la vera goccia che fa traboccare il vaso di un paese allo sbando. Un paese in cui realmente non ci si può fidare della imparzialità della legge prima e della giustizia poi, ma ci si deve affidare alla buona sorte di avere un giudice uomo o donna a seconda dei casi.
Sono realmente poco interessato al fatto che Berlusconi verrà giudicato colpevole o innocente; mi interessa solo sperare che i giudici non siano nè uomini, nè donne. Siano solo giudici, senza sesso e con solo il codice alla mano.
E quando emetteranno il verdetto, non sia stata solo la legge, ma anche la giustizia uguale per tutti. Uomini, donne o Berlusconi che siano.